Dal blog di Paolo Vites.

In uno dei suoi blog, Paolo Vites racconta del concerto che David Crosby tenne al Parco Lambro di Milano il 18 maggio 1989; ad aprire il live, ci pensarono Massimo Priviero e Alessandro Bono. Di seguito, il suo ricordo e quello di Massimo Priviero.

“Comunque il concerto non fu granché. David aveva anche un bel raffreddore e la sua voce d’angelo era piuttosto rosicata. Prima di lui aprivano la serata due rocker di casa nostra. Cosa che allora – come mi succederebbe oggi – non mi rendeva felice. Fu una bella sorpresa. Il primo dei due era un bel ragazzo biondo, dai modi gentili. Si chiamava Alessandro Bono e circa un anno prima aveva cominciato a imperversare sui canali musicali con una canzone che spiccava nello schifume generale della musica italiota degli anni ’80. La canzone si chiamava Gesù Cristo e lui sapeva cantare. Se n’è andato Alessandro Bono qualche anno dopo. A differenza di Crosby, a lui la droga presa in gioventù non l’ha lasciato ricominciare mai un’altra vita. In quella canzone chiedeva a Gesù Cristo di tornare. Evidentemente, stanco di aspettare, aveva deciso di andare lui da Gesù Cristo. Sono contento di averlo visto esibirsi. Lo ricordo come un bell’angelo biondo quella fredda sera di tarda primavera del 1989, al Parco Lambro.”

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“Ricordo bene il concerto al Parco Lambro con Crosby. I miei discografici dell’epoca temevano che il pubblico incazzoso di suo e che gravitava lì si sarebbe mangiato il giovane rocker. Non fu così, al contrario. Fu un gran bel concerto e durante il soundcheck ci furono bellissimi scambi musicali e un bellissimo dialogo anche con David. Mi ricordo anche che loro aspettavano un organo che non arrivava mai e dovendo fare il check dopo di lui finimmo col provare i suoni verso mezzanotte, nel silenzio totale del parco. E con Alessandro Bono eravamo diventati amici all’epoca, come due ragazzi che si perdevano insieme lungo i Navigli a parlare di musica. Stava male, a volte, mi ricordo una notte che lo portai io al pronto soccorso. Il Cristo di quella sua canzone era quello a cui ogni tanto chiedeva aiuto per la sua fragilità. Ed è lo stesso che forse ha dato forza e fiato a me in tutti questi vent’anni”.

L’intero contributo si può leggere in questa pagina.